L’antica scuderia che si ritrovò a due passi dall’autodromo. Storia di luogo possibile. 

Cascina Cosa Alta, d’inizio XIX secolo, in precedenza Scuderia Reale, è situata tra le porte di Biassono e Santa Maria delle Selve e presenta tipologie compositive delle ville signorili. 

L’edificio, caratterizzato da tre corpi di fabbrica attorno a una corte rustica, è situato nella zona settentrionale del parco, tra un’area boscosa e un belvedere che si estende su ampio parterre erboso. Il progetto è stato elaborato da Giacomo Tazzini attorno al 1824, quando assunse la direzione dei lavori nel Parco dopo aver affiancato il Canonica per 8 anni. 

Cascina Costa Alta, progettata dall’architetto Giacomo Tazzini all’inizio degli anni Venti del XIX secolo, nelle vesti di “Architetto dei Regi Fabbricati”, presenta una facciata con finestre ad arco e timpano di coronamento che richiama le tipologie compositive delle ville signorili, completata da belvedere.  Per la bellezza della facciata principale e la posizione rilevata, che offriva la vista su un piacevole panorama, fu ritratta nelle acqueforti dei coniugi Lose nella raccolta dedicata alla Promenade dans le Parc Impérial et Royal et les Jardins de Monza. 

L’edificio, caratterizzato da tre corpi di fabbrica attorno a una corte rustica, ha corpo centrale rettangolare e ali simmetriche e quadrate. Il fronte principale presenta un portico con sei colonne in pietra a pianterreno che introduce, attraverso una scala centrale, a due locali per lato, uno dei quali è provvisto di forno. Sotto il porticato è visibile un vecchio pozzo in pietra sulla destra, mentre sul lato sinistro la struttura si presenta con una struttura in muratura. Ristrutturata nel 2015 in seguito alla delibera della giunta comunale, Cascina Costa Alta è oggi sede di un Ostello della gioventù, con una sala polifunzionale posta al primo piano. Ospita inoltre attività educative sul territorio e sull’ambiente. 

Architetto di corte e consigliere presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Giacomo Tazzini intervenne in alcuni importanti cantieri ottocenteschi (il rinnovamento della cappella Borromeo in Santa Maria Podone nel 1827 ca., il Salone d’Oro nel palazzo della Società del Giardino nel 1830, il teatro Fiandro) e nell’edilizia privata. 

Come “Ispettore delle Fabbriche del Reale Palazzo di Milano e uniti” – carica che ricoprì dal 1812 – si occupò dell’ampliamento del Palazzo Reale di Milano e assunse la direzione dei lavori intrapresi nella Villa Reale di Monza. 

In effetti, la sua attività si svolse soprattutto a Monza, all’interno del vasto territorio che comprendeva proprietà dei conti Durini e dei conti della Martesana, cascine, mulini e altri fabbricati rurali o residenziali. Nel 1814 fu nominato “Architetto Assistente dei Cesarei Fabbricati” del complesso monzese a fianco di Luigi Canonica. I due professionisti collaborarono dal 1816 al 1824, anno in cui Giacomo Tazzini assunse la direzione dei lavori come “Ispettore degli II.RR. Fabbricati di Corte” o “Architetto dei Regi Fabbricati”, occupandosi di alcuni edifici rurali, del vivaio, delle serre e degli arredi del giardino. Oltre a queste opere, la critica attribuisce a Tazzini anche la planimetria generale del parco, priva di firma e di data, in cui è registrata una variante alla prima proposta di Canonica per l’approvvigionamento idrico del laghetto situato nel giardino all’inglese compreso tra la villa e il Lambro.  Gli altri disegni rinvenuti presso l’Archivio della Soprintendenza milanese si riferiscono invece a specifiche aree del parco (di pertinenza della Cascina Casalta, dei Molini Asciutti e della Cascina Cernuschi), al vivaio, alle nuove serre e alle architetture del giardino che, in sintonia con la nuova moda importata dall’Inghilterra, l’architetto intendeva fondere paesaggisticamente con le forme libere della vegetazione. 

Negli ultimi anni di vita, Tazzini si occupò soprattutto d’interventi di ristrutturazione, integrazioni e aggiunte architettoniche agli edifici progettati da Canonica. Ancora nel 1858, come Ispettore e Architetto dei Fabbricati della Corona, lavorò all’adattamento delle cascine San Fedele, del Sole, Costa Alta e Bassa per l’accoglienza dei cacciatori. 

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